Romanzo

Bertolaso Cover-700

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Pubblicazione

Copertina 700

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LACRIME

No, non ti sei portata via la luna.
Ieri sera era lì, incantevole,
dimezzata e china,
e piangendo mi sussurrava di te.
Le manca la carezza del tuo sguardo,
che la luna lo sa
quando perde degli occhi.
Si è fatto giorno,
e le lacrime della luna
sono giunte sulla terra,
fredde e disperate in un grigio infinito.
Almeno oggi non piango da solo.

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DOV’E’ LA LUNA?

Non so se si nasconda,
o se io non voglia guardare il cielo,
ma quella tua estensione
da giorni non la scorgo.
Quando la rivedrò
sentirò dolorosamente la nostalgia,
perchè lei non può esistere senza te.
Per questo spero tanto
che tu te la sia portata via.

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OVUNQUE

E’ il fare che salvaguarda il pensarti.
Eppure ogni pausa la riempi
ed io vacillo, scuoto il capo,
spesso tracimo di sale,
ma soprattutto mi disperdo.
E’ la comprensione che manca,
questa orfanilità che non comprendo,
ma che tu conoscevi bene.
Sei ovunque, anche nell’impensabile,
e meravigliato chiedo al vento
come mai sei dentro in ogni mio atto,
anche il semplice lavarsi i denti.

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Dolore

PERDITA

Mi sento smarrito, sperduto,
un pollicino senza sassi,
un pollicino senza briciole,
sotto un grande albero
in un bosco cupo e folto.
Mi sento ingoiarmi,
come se implodessi su me stesso,
in me stesso,
in vortici di dolore,
che si attorcigliano come serpenti,
come gorghi, come tornadi.
Non riesco ad arginare questo dolore,
questo improvviso vuoto dentro,
questo senso di colpa immenso,
per il mio essere pavido,
come se non sapere fosse salvaguardia.
Proprio io che non ammetto il silenzio,
se non quello della natura.
Mi sento niente, mi sento nulla,
se non fossero quelle piccole perle
che mi scivolano lente sulle guance,
che mi danno il senso dell’esistere,
ma soprattutto il senso di te.
Mi hanno strappato un braccio,
od un pezzo di cuore,
forse un po’ di intestino.
Sanguino trasparenze salate.
Tu amavi tanto cucire le parole,
ed io cucio pensieri sull’orlo dell’anima.
Mi sento smarrito, sperduto,
ma vedo dei sassolini bianchi,
in fila, perfetti, nel verde dell’erba.
So che li hai messi tu,
per farmi ritrovare la via,
per farmi tornare a casa.
Ma c’è una via che non avrà mai bisogno di sassi,
nè di briciole di pane.
E’ la via che porta al ricordo di te,
indelebilmente dentro di me.

Arrivo sempre in ritardo, ma questa volta per colpa. Mi sono nascosto il pensiero, e solo oggi ho trovato il coraggio di guardare sul serio. La mia sorellina se n’è andata, in silenzio, quasi di soppiatto. Lei era una del blog, e scriverlo mi fa sorridere. L’ho conosciuta molti anni fa. Penso che ci avesse subito legato la comune passione per le poesie di Antonia Pozzi, quando la stragrande maggioranza delle persone non sapevano neppure chi fosse. Poi, piano piano, si è instaurato qualche cosa di più profondo, ed abbiamo cominciato a scriverci con grande regolarità. Io sapevo tutto di lei, e lei sapeva tutto di me. Era difficile che passassero più di due giorni tra una email e l’altra. Era un rapporto bello, pulito, senza secondi fini. Era un’ unione di anime e di menti. Ci confrontavamo senza paura, con grande sincerità. Mi ha subito detto della sua malattia, circa un anno fa. Ma dentro di me ero sicuro, maledettamente sicuro che l’avrebbe superata. Ha passato giorni pieni di dolore, ma sapevo che lo faceva con il sorriso sulle labbra. La sua dolcezza stemperava ogni preoccupazione. Poi è andata in ospedale per uno scompenso. Non era la prima volta, e come allora le ho cominciato a scrivere tutti i giorni. A lei faceva piacere. Era già capitato, ma questa volta io ero più preoccupato. L’altra volta ogni tanto mi rispondeva, solo per dirmi che stava meglio, per mandarmi qualche pensiero, anche se faticava a scrivere. Questa volta le sue risposte erano molto meno frequenti, fino a che sono cessate. In quel momento è cominciato il periodo che mi sta torturando. Il 31 Luglio le ho scritto che non ce la facevo più a scriverle senza sapere niente. Ogni volta lo trovavo doloroso, sempre più doloroso, per cui in assenza di risposte avrei smesso. Non ho più sentito niente, ma dentro di me sapevo che le cose andavano male. Ma soprattutto non ho più cercato. Oggi mi sono fatto coraggio ed ho cercato. Ho visto che se n’è andata probabilmente il giorno della mia ultima email. E da quando questa certezza è entrata nel mio quotidiano, non riesco a darmi pace. Perchè lo so che il suo silenzio era voluto, che lo faceva per non darmi dolore, perchè probabilmente sapeva che stava andando tutto a rotoli.  Ora mi sento così vuoto, così sperduto, così disperato. Penso che il nostro rapporto fosse veramente entrato in una dimensione familiare, fratellanza-sorellanza. Per quanto tutto legato alle parole scritte, aveva una forza non indifferente, ed è stato per me sicuramente un’ ancora in certi momenti bui, ma oso pensare che lo fosse anche per lei.

Ora le parole non servono più, dolce Lui, così la chiamavo. E lei mi chiamava come i miei da bambino. Andrei

Il suo sito lo trovate nei link sulla destra dove è scritto BLUE.

 

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Delirio del Venerdi

DELIRIO DEL VENERDI

Gemme precoci in questo inverno anomalo. In effetti, per la prima volta nella mia vita ho comprato le gomme da neve per l’auto, per cui dovevo aspettarmi che non cadesse nemmeno un fiocco. Scorre il tempo, che mi sembra ieri agosto, quando dicevo che natale era alle porte. In effetti questo nostro modo di segnare il tempo forse è solo una convenzione per farci credere che sia tanto quello che passiamo. E’ difficile spiegare la dispersione che avverto quando penso al passato ed al futuro. Mi sento improvvisamente inadeguato, come se non avessi metodi razionali per ancorare il mio vissuto al calendario. In realtà vedo il tempo che ha interagito con me come una sorta di brodo primordiale, in cui l’evoluzione della mente è l’unico dato certo. Ma questa evoluzione la vedo come un dato negativo, perchè la consapevolezza del proprio stato, di umani, non del mio specifico, è foriera di un dolore sottile, sopportabile certo, ma soprattutto accantonabile, perchè è lì la differenza tra chi resiste e chi cede. Talvolta è possibile riprendere quel dolore , solo per salvaguardare la propria razionalità, ma è invece necessario avere la capacità di riporlo. In fondo noi umani siamo bravi a nasconderci ciò che potrebbe essere insopportabile. E siamo bravi a sostituirlo con ogni attimo ci sembri incantevole. E siamo bravissimi ad estendere quell’incanto oltre il tempo del suo accadere, così che si ha sempre l’impressione che il bello del vivere sia padrone della maggior parte del tempo del vivere. Per questo amo gli attimi felici. Per questo amiamo gli attimi felici.
P.S. La seconda foto è provocatoria. La prima l’ha scelta il mio bianco, la seconda il mio nero.

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