Dopo un mese

Intuivo che sarebbe stata dura, ma non pensavo così. Io e mia moglie siamo andati due settimane in ferie, in appartamento, dove niente avrebbe dovuto ricordarmi di mio fratello. Certo, è andata meglio che a casa, ma è l’aria del quotidiano che è cambiata. Mi sembra di vivere nella melassa, e mi sembra che ogni mio movimento sia rallentato. C’è un rumore di fondo che è grigio, come se un colore facesse rumore. Poi il rientro a casa, riprecipitando in mille particolari che me lo ricordano. Ultimamente riscopro ricordi accantonati da decenni, mai risvegliati se non ora. E sono ricordi di due bambini, fratelli, che fino alla adolescenza hanno sempre giocato insieme. E sono ricordi di due uomini, attaccati ben oltre le apparenze, che quando si coalizzavano su un’idea, ed accadeva spesso, erano in grado di diventare dei rulli compressori grazie alla loro razionalità ed anche grazie soprattutto alla loro unione d’anime.

Mio fratello era single, per cui tutto quello che c’è da fare lo sto facendo io. Rinviare la denuncia dei redditi, produrre documenti, cessare l’assicurazione dell’auto, e tanto altro. Il problema è che ogni azione compiuta mi provoca dolore, perchè ho l’impressione di staccare una radice che lo tiene ancora ancorato al presente, al mio presente probabilmente, ma anche a quello di altri, inconsapevoli di lui, ma sfiorati dalla sua esistenza. Mi sembra di spegnere una candela per volta, candele che ancora lo illuminano in questo mondo. Si, è maledettamente dura.

 

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Ritorni

Oggi sono rientrato in ufficio dopo oltre 3 mesi. La cassa integrazione non ha aiutato molto a liberare la mente nei giorni passati. Avevo timore di dover raccontare la storia del mio lutto a molti, ma me la sono cavata con pochi. L’impegno poi ha svuotato la mente concentrandola sul dovere, mai amato tanto come in questo frangente.

Ho la macchina dal meccanico. Dicevano che faceva un rumore strano. Io pensavo fosse solo il minimo basso. Invece mi hanno telefonato che se ne sono andati 3 iniettori. Preventivo sugli 800 euro. Che periodo fortunato! Così domani mattina sarò sottoposto ad una prova che avrei rimandato. Userò la macchina rossa di mio fratello. Lui era andato autonomamente all’ospedale. Dopo qualche giorno, quando le cose si allungavano, mi aveva chiesto di togliere la macchina dal parcheggio in cui era e di portarla a casa. Mi ricordo che tuonava, e c’era uno scuro inquietante. Ci ho messo non so quanto a capire come funzionavano i tergicristallo, e poi sono partito alla volta di casa mia, una quindicina di chilometri. Viaggiavo prudente, ma cresceva in me una sensazione malevola. Arrivato a casa ho messo la macchina rossa in garage, lasciando fuori la mia perchè decisamente meno nuova. Quando sono sceso, il rosso brillante sovrastava qualunque sensazione, tranne quella terribile che mi angosciava da qualche minuto. In quel momento ho avuto la certezza che la macchina non si sarebbe più mossa da lì. Da quel momento la mia vita è cambiata. Da quel momento niente è stato più lo stesso.

Ho svuotato il baule. C’erano i suoi scarponi, i suoi stivali, uno zaino pieno di contenitori per i fossili, un martello, uno scalpello. La sua passione, forse la più grande, per i molluschi fossili.  Ho trovato un sito di cui non mi aveva parlato, in cui ci sono 12 sue pubblicazioni. Poi ne ho trovato anche un altro.

https://www.researchgate.net/profile/Luca_Bertolaso

Domani sarà una prova per me. Devo farlo, devo cominciare a dare un senso a quello che è rimasto, quello che ha lasciato, quello che lo ricorda. Domani mi vedranno tutti in quella macchina così rossa che più rossa non si può. E sarò a testa alta.

 

 

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L’abbraccio

Sono appena tornato a casa. Siamo andati, io ed i miei genitori, a ritirare le ceneri di mio fratello. Inizialmente non ce  le volevano dare, perchè mancava il permesso del comune per la dispersione. Poi abbiamo saputo che il permesso era arrivato e siamo tornati, e questa volta non ci sono stati problemi. Ho portato io l’urna fino alla macchina. L’ho trovata più pesante di quello che mi aspettassi. Il pensiero che mi ha attraversato non solo la mente, ma l’intero corpo, è stato “sto portando in braccio mio fratello”. Lo so, può sembrare una sciocchezza, ma è stato un pensiero nello stesso tempo confortante e devastante. Mi sono scisso tra l’orgoglio di poterlo abbracciare tutto ed il pensiero che in realtà non abbracciavo niente. Ho accompagnato i miei a casa, e dal parcheggio alla porta ho portato ancora io l’urna. Dopo un attimo mi sono accorto che non la stavo solo portando, ma la stavo abbracciando. La stringevo tra le braccia appoggiata al mio cuore. E’ stato strano, ed ho pensato alla sua risata nel sentire il mio pensiero “Ehi, fratellino, guarda che ti sto portando in braccio!!”.

Io sono, mi reputo, una persona razionale. Ma credo all’amore, che di razionale non ha poi molto. Forse sono un ossimoro, a volte mi piace definirmi tale. Io ho abbracciato un ultima volta mia fratello, e lo tenevo davvero tra le braccia. Non c’era un’urna piena di cenere in quel momento, ma c’era veramente lui.

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Ci si abitua al dolore?

La resilienza l’ho messa in campo molte volte nella mia vita, ma mai per un evento che non mi riguardava direttamente, nel senso di me. Certo, la scomparsa di mio fratello, perchè di questo si tratta, scomparsa (penso che sia un termine terribilmente perfetto), ha sconvolto il mio quotidiano rendendo le giornate maledettamente faticose, ma è un evento riflesso, non diretto. Per questo fatico, perchè non si tratta solo di abituarsi ad un dolore, ad una mancanza, ma si tratta di abituarsi ad una idea. Poi, emotivo come sono, ogni sciocchezza è in grado di scatenare il dolore in un attimo, e dopo un attimo lasciarmi attonito, le guance umide, confuso e disperso.

Oggi mio figlio maggiore è andato presso la ditta dove lavorava lo zio, per restituire la tessera della mensa e svuotare l’armadietto. Ha portato a casa due sacchi di roba. In uno c’erano più che altro accessori igenici (saponette, dentifrici, rasoi) e tra queste cose il suo libretto di lavoro (forse adesso neanche esiste più). Averlo tra le mani è stato uno di quegli attimi che sono in grado di travolgermi. Poi, quando passa, fatico a darmene una spiegazione, e questo mi rende l’evento ancora più difficile da razionalizzare. Trovo difficile uscire da questa spirale. Probabilemente in tanti ci sono già passati. Io stesso per qualche evento di portata minore (anche se è un pesare un evento in maniera assolutamente personale), ma non ricordavo un dolore così sottile, così subdolo.

Dovrò riuscire a metabolizzare tutto. Dovrò riuscire a capire che d’ora in poi vivrò un mondo ed un tempo che non comprende mio fratello. Una nuova vita in cui lui è inesistente come entità senziente, ma terribilmente esistente dentro e fuori di me.

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Dopo il fatto

La telefonata è arrivata  ieri alle 1.30. Mi diceva che il mio fratellino era deceduto alle 1.15. Inutile dire che non ho più dormito. Ieri è stata una giornata molto intensa, perchè c’era da organizzare una specie di funerale, la camera ardente e tutto il resto. Un bel bagno nel dolore. Tra l’altro alle otto ci eravamo presentati con i vestiti, ma ci hanno detto che in tempo di Covid-19 i deceduti non si vestono, al massimo qualcuno può mettere i vestiti nella bara, che però deve essere chiusa subito. Mio fratello a suo tempo aveva chiesto che nell’eventualità di una sua dipartita (molto lontana nella mente) avrebbe voluto una bara ecologica. Niente neanche quello, niente bare ecologiche in tempo di Covid, non chiedetemi perchè si possa bruciare una bara di legno, ma non si possa bruciare una bara di cartone.

Oggi alle 14 partirà il corteo di auto verso il cimitero di Coviolo, a Reggio Emilia. Ci sarà un breve attimo di ricordo (per 15 persone non di più) e poi il mio fratellino verrà cremato.

Ho notato che fatico a sopportare il dolore degli altri. Immediatamente quel dolore diventa anche il mio. Dicono che è perchè sono empatico, non lo so.

Però stamattina ho avuto una folgorazione. Mi sono reso conto che non è la mancanza di mio fratello a farmi più male, bene o male passavamo anche lunghi periodi senza sentirci o vederci. Ciò che mi fa maggiormente male è la sua inesistenza. Una nuova condizione che fatico a razionalizzare. Ma ora che ho identificato il problema, penso di poterci lavorare. Speriamo

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Dopo tanto

Era da parecchi mesi che pensavo di ricominciare a scrivere, ma non pensavo di farlo per un evento così tragico per la mia vita. Non lo avrei mai voluto, ma mi sto rendendo conto che ho bisogno di dare una forma concreta al dolore che mi sta devastando, perchè solo così potrò riuscire a vederlo ed a combatterlo. Anni fa ho smesso dopo la scomparsa di quella che per me era come una sorella, malgrado non l’avessi mai vista di persona. Ora ricomincio a scrivere perchè se ne sta andando il mio fratellino, questo visto da sempre, cresciuto con me, figli entrambi dei nostri genitori. Ieri ci hanno convocato in rianimazione, me e mia moglie, ma sapevamo quello che ci avrebbero chiesto. La situazione era critica, frutto di un operazione che non aveva sortito l’effetto desiderato nella liberazione del dotto pancreatico. Il dotto lo avevano liberato, tramite un bypass, innestato però passando per il duodeno che era rimasto “bucato”. Aveva una pancia che sembrava dovesse partorire, lui magro come era. Erano un paio di settimane che stava male, ed una volta andato al pronto soccorso in codice verde, era stato ricoverato. La TAC aveva evidenziato un tumore al pancreas con probabile metastasi al fegato. Non aveva più molte speranze, ma questi ultimi giorni di dolore non se li meritava. Venerdi lo hanno rioperato perchè l’aria nella pancia non si riassorbiva. Il chirurgo lo ha trovato in piena peritonite, pieno di pus, e già ci aveva anticipato che aveva pulito, lavato, ma non aveva trovato il buco nel duodeno. E ieri abbiamo dato il consenso alla sedazione profonda in attesa che si compia quello che deve compiersi. Siamo in attesa di una telefonata che sigillerà definitivamente la sua vita. Ieri, dopo il colloquio con i dottori di rianimazione, sono andato dai miei genitori, che stanno ancora magnificamente malgrado il loro 87 ed 81 anni. Ed ora sono loro che mi preoccupano. Penso che per una madre perdere un figlio sia qualcosa che trascende qualunque realtà.

Io sono devastato, sono in quel periodo in cui qualunque cosa mi fa pensare a lui, anche cose che non hanno alcun riferimento con lui, come la gomma dell’acqua od un ciocco di legno. Non so se qualcuno leggerà questo primo scritto, perchè ho ora un bisogno enorme di scrivere. Se capiterà mi dispiace di avervi riempito la mente con una storia che è tragica, perchè racconta della fine di un uomo, no, di un ragazzino di 56 anni, che l’età, maledetta, non ha alcun senso quando sembra solo dare enfasi all’evento.

Per cui scusatemi perchè avevo solo bisogno di scaricare un po’ di nero, perchè ho bisogno della luce in fondo al tunnel, per sapere che posso raggiungerla.

Al resto penserà la mia resilienza, o quello che ne è rimasto.

 

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Nuovo Romanzo

Alice Cover_ritagliata

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Romanzo

Bertolaso Cover-700

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Pubblicazione

Copertina 700

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LACRIME

No, non ti sei portata via la luna.
Ieri sera era lì, incantevole,
dimezzata e china,
e piangendo mi sussurrava di te.
Le manca la carezza del tuo sguardo,
che la luna lo sa
quando perde degli occhi.
Si è fatto giorno,
e le lacrime della luna
sono giunte sulla terra,
fredde e disperate in un grigio infinito.
Almeno oggi non piango da solo.

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