<font color=”#ff0000″><strong>DELIRIO DEL VENERDI</strong></font><br />
<br />
&quot;Procedo con lentezza, come chi arrivi cosi’ da lontano che dispera di giungere&quot; *<br />
&quot;Chi mi parla non sa, che io ho vissuto un’altra vita – come chi dica una fiaba o una parabola santa.&quot; **<br />
Forse dovrei cercare le parole in altri versi, di chi ha gia’ scritto quello che capita di condividere, sara’ che il delirio e’ pacato, la mente ovattata da una leggera e temporanea inedia, e cosi’ fatica a trovare le parole dello stato d’animo. Forse se si entrasse a contatto di pelle, sentireste per un attimo il mio mondo, cosi’ come io sentirei il vostro. Viviamo su echi di parole che rimbalzano dagli occhi e rimbombano nella mente, spegnendosi velocemente, mentre dovremmo sentire l’aria leggera che fuoriesce dalle bocche mentre sussurrano quelle stesse parole. Il significato di noi e’ intuibile, ma non palpabile, ed il limite e’ spesso vagamente doloroso. Io ho un odore, ed ho un sapore, forse unico, forse comune, forse apprezzabile, forse disprezzabile. E pure queste parole hanno un odore, perche’ quando le sussurro esce la mia aria, dal profondo di me, con l’odore di me dentro. Ma poi tutto si disperde, e rimangono quei segni che comprendiamo, sterilizzati dall’assenza di noi, dall’assenza di tutti. Cosi’ ci siamo inventati la comunanza di pensiero, quando le parole di altri sembrano uscire dalle nostre bocche, e fingiamo che sia la stessa cosa di sentirle pronunciare. E’ quando pensiamo profondamente a tutto questo che diventa evidente il limite della fruizione, al punto che quasi sempre ignoriamo perfino il colore degli occhi di chi ha scritto quello che leggiamo. Ma non si puo’ essere dappertutto, e non si puo’ toccare chiunque, ed allora ci accontentiamo, e fermentiamo e distilliamo le parole di altri affinche’ si affinino nel nostro sentire. Distillati assolutamente nobili, ma che sempre beviamo in solitudine.<br />
<br />
*&nbsp; dalla poesia &quot;Calma spavalda&quot; di Jorge Luis Borges<br />
** dalla poesia &quot;La Vita sognata&quot; di Antonia Pozzi<br />
<br />
<img align=”cssCenter” src=”https://sysjena.files.wordpress.com/2009/05/345b.jpg&#8221; style=”margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;” alt=”” />

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5 risposte a

  1. Scic ha detto:

    l’odore delle parole… geniale.

  2. ioEilidh ha detto:

    …comunque, quando mi ritrovo nelle parole o nei pensieri di un altro, io provo un pizzico di felicità,anche se non conosco il colore dei suoi occhi o l’odore delle sue parole. La condivisione è sempre “emozionante”.
    p.s. ( i miei occhi sono neri)

  3. qualquna ha detto:

    se le parole avrebbero odore,
    la vita diventerebbe insopportabile

    🙂
    un sorriso e
    Buon 2 Giugno!

  4. timeline ha detto:

    in ogni parola di noi
    la nudità dell’Anima

    a respirare il colore della Vita
    – la nostra –

    vissuta tra i confini del tempo

    bellissimo post

    Blue

  5. sysjena ha detto:

    SCIC. La sterilita’ delle nostre relazioni……:-))
    IoEilidh. E’ normale…magari il contatto sarebbe inopportuno….eppure a volte mi andrebbe di abbracciarlo/a….occhi neri….adoro il calore degli occhi scuri…:-))
    QUALQUNA. Odore, sapore, in fondo le parole hanno tutto quersto…quando leggiamo un po’ di quei sensi ce li inventiamo….:-))
    BLUE. …comunanza e comunione…a dividerle la pelle…..:-)))

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