Ieri verso sera ero in stazione, ad aspettare Miki che tornava da Bologna. Ero in anticipo perche' lui aveva perso il treno che voleva prendere (era la prima volta che viaggiava da solo). Mi sono seduto su una panchina del binario 3, quello dove, da l&igrave; ad una quarantina di minuti, sarebbe giunto il suo treno. Mi sono guardato attorno e mi sono lasciato prendere dalle sensazioni. L'odore. E' sempre quello. Sovrappongo l'odore di oggi con quello che ricordo quando ero bambino e mi rendo conto che quell'odore non ha tempo. Guardo le persone, questi volti fuggevoli che velocemente si sfalderanno nella memoria. Gli atteggiamenti sono diversi. Quasi la met&agrave; sta parlando al cellulare. Ora per il coraggio del viaggio si puo' contare su persone care. Eppure molti di quei volti sembrano in balia di se stessi, ed all'unisono alzano istintivamente la testa quando l'altoparlante intona qualche notizia. Quello e' cambiato. La voce e' sintetica, non c'e' piu' l'uomo che scaldava le parole a seconda della comunicazione. Adesso il tono e' informale e monotono, sia che racconti di un arrivo, sia che racconti di un ritardo. E tutto viene riportato dai tabelloni elettronici, mentre schermi LCD rimandano pubblicit&agrave; continue, per lo pi&ugrave; ignorate. Ecco. Io mi ricordo i vecchi tabelloni, quelli che producevano quel &quot;cic cic cic&quot; quando si risistemavano le lettere nere su fondo bianco….od<br />erano bianche su fondo nero ? Mi si siede accanto una ragazza dai lunghi capelli biondi raccolti in una coda. Mi rendo conto che fatico a giudicare la sua et&agrave;, perch&egrave; fatico anche a dare un'et&agrave; a me in questo periodo. Per&ograve; ha un viso che scalda il cuore, mi &egrave; simpatica a pelle, o meglio, a vista. Comincia a smanettare anche lei con il cellulare. Avrei detto che non l'avesse, visto il suo look vagamente anni '70. Il tempo si dilata, mentre talvolta si alzano improvvise voci straniere che esclamano frasi incomprensibili. E' come se avvertissi una babele di pensieri. L'aria e' pesante di attese, di speranze, di rabbie e d'amore. La ragazza si alza, il suo treno sta arrivando. Mi alzo anche io, perche' anche quello che aspetto viene, dalla parte opposta. Il rumore metallico dei freni interrompe qualunque vacuit&agrave; e richiama il fare. Si aprono le porte, ed io guardo cercando di scorgere Miki. Lo vedo mentre getta lo sguardo in ogni direzione alla mia ricerca. Mi fa sorridere questa cosa, questo essere cercato. Mi vede, sorride, si scusa del treno mancato. Prendiamo un lungo sottopasso, e ci lasciamo tutta quella vita in movimento alle spalle, mentre il silenzio che ci viene incontro ha un che di irreale.<br /><br /><img alt=”” src=”https://sysjena.files.wordpress.com/2010/09/25-ostrava-train-station.jpg&#8221; style=”width: 500px; height: 332px; margin: 0pt auto 10px; display: block; text-align: center;” /><br />

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9 risposte a

  1. Morfea77 ha detto:

    a me mancano le stazioni…tanto

  2. qualquna ha detto:

    bello il tuo racconto,il tuo sostegno rassicurante per Miki,cambia tutto intorno a noi, quella complicità , la voglia di comunicare, ascoltare gli altri, è cambiato nella indifferenza, ognuno a fatti sua…:-)forse un giorno si rende conto, non è una vita a chiudendosi nella nostra solitudine:-)))))un caro saluto!!!

  3. Scic ha detto:

    ma quanto mi piace questo post. grande osservatore. la stazione è luogo di piena solitudine.

  4. SemifreddoalCaffe ha detto:

    che bello stare ad osservare ciò che ci sta intorno… brevissimi momenti di vita degli altri… attimi che restano poi nella nostra memoria…è vero l'odore delle stazioni non è affatto cambiato…

  5. Barba ha detto:

    le lettere erano bianche su sfondo nero. Quando sono apparse sembrava il massimo della tecnologia. Ma si sà la tecnologia passa in fretta e diventa obsoleta, come quei treni destinati ai pendolari. Vecchi,  sporchi, maleodoranti. Alla metà degli anni novanta sono tornato a fare il pendolare per un anno. Bolzano- Bressanone e ritorno. Spesso su una vecchia littorina che portava incisa su na piccola placca l'anno di costruzione: 1956

  6. anonimo ha detto:

    …la stazione, luogo di incontro, di appuntamenti …. quanti ricordi…Cucciolotta

  7. briciolanellatte ha detto:

    Sensazioni che ho provato tante volte anch'io. Forse anche nella stessa stazione.

  8. ioEilidh ha detto:

    Le stazioni mi hanno sempre dato sensazioni di tristezza e solitudine, non so perchè, e trovo triste anche quell'odore che le pervade, di treni in transito,di gente in transito, un luogo sospeso dove tutto è solo di passaggio…Buon fine settimana, un bacio

  9. sysjena ha detto:

    MORFEA77. Sono vive ma malinconiche…:-)*QUALQUNA. Tutto scorre…malgrado noi…:-))*SCIC. Da osservatore ad osservatore…? ;-))CASSANDRA. guardare per avere l'impressione di vivere…:-))*BARBA. Quando ero un ragazzino non avrei mai pensato di avere nostalgia delle cose passate…con tutta la fantascienza che leggevo…;-)))E. Già…quanti ricordi…:-)**BRICIOLA. La stazione di Reggio E. e' vecchia…ancora per poco, che arriverà quella di Calatrava…;-)))ioEilidh. Tu non sai quante volte sono passato da Termini….;-))**

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