Non so come sia saltato fuori un vecchio delirio. L'ho trovato su in studio, la stanza che cos&igrave; chiamiamo dove teniamo i libri. Era un foglio stropicciato, sporco di polvere. Nemmeno ricordavo di averlo scritto, ma visto che non ho un gran tempo, ho deciso di riproporlo. Per alcuni sar&agrave; una replica (perdono). Ma faccio di necessit&agrave; virt&ugrave;. <img alt=”” src=”https://sysjena.files.wordpress.com/2010/09/smile.png&#8221; title=”” /><br /><br />venerd&igrave;, febbraio 17, 2006<br /><br />DELIRIO DEL VENERDI<br />Mi piego sulle gambe, mi inarco all'indietro, porto il braccio destro piu' indietro del tronco, e poi lo fiondo in avanti, rapido. Il sasso piatto che stringevo tra pollice ed indice abbandona le dita aperte, e con moto rettilineo si avvicina alla superficie dell'acqua. Papa' ha detto che la pietra ha la sua grande importanza. Deve essere piatta. I piu' comodi sarebbero i cocci di mattone, ma non hanno sostanza, ed all'impatto spesso volano via. Anche il piegarsi ha la sua importanza. Bisogna abbassarsi il piu' possibile a livello dell'acqua per un buon lancio. Papa' e' bravo. Il sasso raggiunge la superficie. Mi sembra un buon lancio, il moto e' radente. Il sasso rimbalza sull'acqua in maniera perfetta, e prosegue per qualche metro,e poi rimbalza nuovamente. Ma accade qualche cosa. Il sasso si inarca in aria, si gira di 90 gradi, e un metro piu' avanti si inabissa con un gorgoglio. Guardo la superficie calma del lago, mentre il cielo di fronte a me si arrossa. Sulla spiaggia non c'e' piu' nessuno. Cerco tra i sassi una nuova pietra adatta. Ne trovo una non perfetta, ma ha una bella forma. La sua imperfezione mi affascina. Ho sempre amato le cose e le persone imperfette. Questa volta non penso. Mi piego rapido e fiondo il braccio. Il sasso vola sicuro, e dopo rimbalza, e rimbalza ancora, ed ancora, ed ancora. Conto…dieci…undici…dodici. Un grandissimo risultato. Sorrido. Guardo il sole rosso. Respiro la calma di quest'estate e la fierezza dell'impresa, e l'enormita' dei miei dieci anni. Ma un piccolo pensiero si presenta alla coscienza. Il sasso. E' finito al largo. La' il lago sara' profondo piu' di 50 metri, lui va giu' rapido e freddo. Il pensiero del suo futuro mi sconcerta. Amato, usato e perso, sicuramente per sempre. E la mia vita futura ? Non sara' forse cosi' ? Amato, usato e perso. Ma e' la differenza che occupa la mia mente mentre raccolgo l'asciugamano e mi incammino verso casa. Il sasso ha la speranza di tornare alla luce, chissa' quando, chissa' come, ma la possibilita' esiste. Io invece no. Domani ne lancero' degli altri. Papa' dice che lui e' arrivato a quindici. Ci devo riuscire.<br /><br /><img alt=”” src=”http://printf.files.wordpress.com/2009/08/a_thumb.jpg?w=364&amp;h=484&#8243; style=”width: 364px; height: 484px; margin: 0pt auto 10px; display: block; text-align: center;” /><br />

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4 risposte a

  1. SemifreddoalCaffe ha detto:

    il lago al tramonto…giocare con i sassi… scegliere quello perfetto che si rivela la scelta peggiore…il sasso imperfetto invece…triste… la consapevolezza in un bimbo di dieci anni… però…

  2. Scic ha detto:

    avevo commentato così: 'questo post mette pace'. e lo riciclo:

    Questo post mette pace.

     

  3. qualquna ha detto:

    anche noi da bambini si giocava con i sassi sul lago,mi hai fatto rivire quei tempi, ormai persi come sassi nel lago :-)))un caro salutoe Buon fine settimana!

  4. sysjena ha detto:

    CASSANDRA. Che ci vuoi fare…ho sempre pensato, fin da piccolo. Ma allora avevo davanti tanto tempo, e questo pensiero colorava qualunque cosa…:-)))*SCIC. Allora non invecchia….;-)))))))QUALQUNA. Buon fine settimana a te…:-))*

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