Delirio del Venerdi

DELIRIO DEL VENERDI
Osservo il tubicino trasparente posato sulla tastiera, il cappuccio nero. So che quel tubicino è di polistirolo e porta il nome tronco del fondatore della fabbrica. Chiamare la penna Bich sarebbe stato un po’ inopportuno, a causa di un’assonanza con un termine offensivo inglese. Era un Valdostano Bich, ma fondò la fabbrica in Francia, dopo aver ottenuto i diritti di brevetto dall’inventore di questa autentica meraviglia che ha travalicato il secolo. Bich divenne miliardario, mentre Laszlo Birò morì povero a Buenos Aires avendo nel cuore la sua Budapest. L’idea e la pratica. In questo mondo i piaceri terreni vengono riservati a chi è in grado di applicare una buona idea. Laszlo ebbe l’idea ma non riuscì ad abbattere i costi. Marcel, il nome di Bich, invece ci riuscì usando l’idea di un altro ed applicando il suo senso pratico. Eppure è più facile che si senta “passami quella biro” che “passami quella bic”. Trovo maledettamente triste la sorte di chi inventa cose memorabili che fanno la ricchezza di tanti ma non la propria. E mi chiedo se io, al posto di Bich, non avrei provato riconoscenza anche materiale nei confronti del povero Laszlo. Perchè poco importa la fama, se la vita è stentata. Materialismo? Certo che si. In fondo tutti cerchiamo una qualche forma di piacere, e solo un ipocrita potrebbe dire che il denaro non è in grado di comprare il piacere. Magari non sfuso, ma acquisendo strumenti atti a regalarcelo. Eppure ci accontentiamo del nostro, di piacere, magari piccolo per alcuni, ma in grado di dare un senso a questo nostro trascorrere. Ed ognuno è in grado di costruirsi il suo, chi attraverso gli occhi, chi attraverso le parole, chi attraverso qualunque degli altri sensi. Accontentarsi è il modo che ci permette di sopravvivere. E chi si accontenta non prova invidia. Certo, anche a me piacerebbe vedere il sole tramontare dietro un atollo polinesiano, ma mi accontento di vederlo posarsi dietro casa mia, mentre l’erba accarezza i miei piedi nudi. E non mi sento come defraudato di qualche cosa, anzi, so di essere fortunato di poter provare piacere guardando. Sopravvivo? Si, probabilmente come tantissimi altri, ma mi accontento.

20100816 020

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10 risposte a Delirio del Venerdi

  1. ezraz751 ha detto:

    con l’avvento di inernet in italia (una ventina d’anni fa) proposi alla EMI discografica di utilizzare la rete per vendere la propria musica. mi hanno riso in faccia….successivamente è arrivata itunes…:(

    • sysjena ha detto:

      …anche io ho avuto qualche idea poi sfruttata, ma non ero andato tanto in là come te…il tutto era rimasto al “si potrebbe”… 🙂

  2. Paolopaoli ha detto:

    giusto. acconntentarsi non è reato

  3. Francesca ha detto:

    Forse è un mio pensiero, forse l’ho letto da qualche parte, non lo so: la ricchezza materiale non è degli utopisti, nel momento stesso che si arricchiscono perdono lo stato di grazia dell’utopia. Che non da da mangiare, come diceva un politico italiano, ma scrive nella indigenza la propria maledizione.

    • sysjena ha detto:

      …eppure io penso che qualcuno potrebbe rimanere puro, e non ti nascondo che mi piacerebbe fare da cavia per verificare l’affermazione.. 🙂

  4. keypaxx ha detto:

    Io quando mi sveglio, e quando sto davanti alla tastiera, ho la visione di una collina erbosa con tanto di olivi fuori dalla finestra. Direi che posso davvero accontentarmi 😉
    Un caro saluto.

  5. sysjena ha detto:

    …la foto è fatta proprio da dietro casa mia….ora non c’è nemmeno quella gru….
    🙂

  6. eilidh ha detto:

    Con una visuale del genere non mi sembra poi tanto difficile accontentarsi… forse riuscire a godere appieno di quello che si ha equivale ad essere felici, sognare è bello ma a volte inseguire solo i sogni ci impedisce di vedere ad un palmo dal naso ;-))
    Ti abbraccio

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