DELIRIO DEL VENERDI
Il rastrello cerca le foglie che gli occhi appena intravedono, mentre le ombre della sera voracemente si cibano di luce. L’ultima carriola silenziosamente solca l’erba ed arriva al mucchio. Le foglie accrescono la piccola montagna, posta sulla cenere di un fuoco del giorno prima. Riponendo rastrello e carriola, ecco che l’occhio cade su un pennacchio di fumo, come se il mucchio si fosse trasformato in vulcano. Torno vicino alle foglie, mentre il fumo sembra aumentare, bianco ed inclinato da una leggera brezza, e si abbassa fino a sembrare nebbia. Attendo, con pazienza, mentre ascolto leggeri sfrigolii all’interno del mucchio. Una brace ha resistito al tempo e si era assopita speranzosa. Il silenzio è assoluto se non fosse per qualche richiamo di pettirosso. Il fumo aumenta sempre più, ed improvvisamente mi pare di scorgere un baluginare rosso, come minuscoli lampi. Poi quel baluginio di fa evidenza e sorrido nel vedere piccole fiamme avvogere piccole foglie. Ma è un attimo, e poi con forza le fiamme si librano in cielo, sparando il fumo in perpendicolare, e strappando alle giovani tenebre parte della luce ingoiata. Lo sfrigolio si fa evidente, mentre il fuoco divampa gioioso ed affascinante. Ci giro attorno, lo guardo, lo sento sulla pelle del viso, sul corpo, illuminato da quella forza che ha dell’incredibile. Sorrido a questo spettacolo semplice ma vigoroso, e guardo fino in fondo il suo ciclo. Alla fine le fiamme si spengono, e rimangono rosse braci mutevoli. Rientro in casa, leggero, mentre penso che anche questa volta la brace rimarrà a lungo sopita. Potrà risorgere o morire, ma se risorgerà lo farà sicuramente in gran spolvero, e se morirà, si ricorderà delle sue fiamme.

Provvisoria...spero di metterne una del fuoco del giorno prima





