Delirio del venerdi

DELIRIO DEL VENERDI
Il rastrello cerca le foglie che gli occhi appena intravedono, mentre le ombre della sera voracemente si cibano di luce. L’ultima carriola silenziosamente solca l’erba ed arriva al mucchio. Le foglie accrescono la piccola montagna, posta sulla cenere di un fuoco del giorno prima. Riponendo rastrello e carriola, ecco che l’occhio cade su un pennacchio di fumo, come se il mucchio si fosse trasformato in vulcano. Torno vicino alle foglie, mentre il fumo sembra aumentare, bianco ed inclinato da una leggera brezza, e si abbassa fino a sembrare nebbia. Attendo, con pazienza, mentre ascolto leggeri sfrigolii all’interno del mucchio. Una brace ha resistito al tempo e si era assopita speranzosa. Il silenzio è assoluto se non fosse per qualche richiamo di pettirosso. Il fumo aumenta sempre più, ed improvvisamente mi pare di scorgere un baluginare rosso, come minuscoli lampi. Poi quel baluginio di fa evidenza e sorrido nel vedere piccole fiamme avvogere piccole foglie. Ma è un attimo, e poi con forza le fiamme si librano in cielo, sparando il fumo in perpendicolare, e strappando alle giovani tenebre parte della luce ingoiata. Lo sfrigolio si fa evidente, mentre il fuoco divampa gioioso ed affascinante. Ci giro attorno, lo guardo, lo sento sulla pelle del viso, sul corpo, illuminato da quella forza che ha dell’incredibile. Sorrido a questo spettacolo semplice ma vigoroso, e guardo fino in fondo il suo ciclo. Alla fine le fiamme si spengono, e rimangono rosse braci mutevoli. Rientro in casa, leggero, mentre penso che anche questa volta la brace rimarrà a lungo sopita. Potrà risorgere o morire, ma se risorgerà lo farà sicuramente in gran spolvero, e se morirà, si ricorderà delle sue fiamme.

Provvisoria...spero di metterne una del fuoco del giorno prima :-)

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Delirio del venerdi

DELIRIO DEL VENERDI
Ritardi, che sembrano la caratteristica di questo mio tempo. E la cosa urta, perchè avverto il tempo come merce sempre più preziosa, mentre mi scivola tra dita che non trattengono nulla. Il tempo lo interpretano gli altri, definendo l’aspettativa di vita, e rendendosi ridicoli davanti alla morte, unica nostra vera certezza. Sono convinto che un cane pensi di vivere a lungo, così come una farfalla lo pensa, se pensa. Che il pensiero dicono ci distingue dagli animali, come fossimo chissachè noi umani. E così vedo il mio io di un tempo svaporare lentamente, e fatico a ricordare l’infanzia senza mettermi nel ricordo con l’io di adesso. E quelli che fanno parte dei miei ricordi come del mio presente, subiscono la stessa onta, tanto che capita di veder giocare a biglie adulti fatti. Sorrido beffardo a quest’immagine, che in fondo mi sembra tutto così effimero da essere trascurabile. Un po’ come la vita.

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Delirio del Venerdì

DELIRIO DEL VENERDI
Mani tinte, mentre parole cercano di scuotere animi da troppo assopiti e rassegnati. L’impotenza davanti alla prepotenza che mascherano come necessaria, mentre si salvaguardano e del 99% se ne fottono. La delusione di un’unione che pensavo di popoli ed invece è solo di denaro, ed usano il nostro per salvare il loro. L’impressione che chi governa il mondo semplicemente non abbia idea del mondo. L’impressione che la nostra vita, quella della stragrande maggioranza, semplicemente la ignorino. Come ignorano queste mani tinte, che hanno mesciuto vino così rosso che oltre è nero. Le guardo e penso che ci sono tante altre mani, che per mestiere accarezzano, stringono, avvitano, tagliano, spiegano, saldano, martellano. E sono le mani di chi capirebbe quello che si può fare. Ma chi le mani non le usa mai, se non per rubare, come può comprendere delle mani tinte? Eppure se queste mani si unissero, se queste mani capissero che non si può sempre metterle in tasca, ma ogni tanto vanno agitate, non per spaventare, ma semplicemente per dire: “Ehi, noi ci siamo, e siamo maledettamente più di voi”.

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Silenzi irritanti

Vivo male gli accordi mancati dagli altri, che di solito io ho uno zelo eccessivo nel rispettare la parola data. Solo quando capita che non riesca, ecco che allora non mi nascondo dietro silenzi o scuse ed ammetto per quel momento la mia mancanza, proponendo comunque una pronta risoluzione che non mancherò di certo. Invece io sono stordito dai silenzi di chi dovrebbe parlare, e sono stordito dalle tante risoluzioni mai onorate. E odio che se domando il perchè di questo, nemmeno mi si risponda.

 

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Delirio del Sabato

DELIRIO DEL SABATO
- Cos’è questa novità?
- Quale novità?
- Questa, il delirio del sabato.
- Questione di lavoro e di tempo. Tempus Fugit et Opus Manet.
- Cioè?
- Il tempo fugge ed il lavoro rimane.
- Ma tu non sai il latino.
- Infatti ho guardato su google.
- Disonesto!
- Lo sarei se non lo avessi ammesso.
- Non cominciare con i tuoi deliri logici, te ne prego.
- Logici? Non sarebbero deliri.
- Ecco, ci risiamo, cosa avevo appena detto?
- Mi pare che anche tu ti appenda alla logica.
- Sarà un male di famiglia.
- Dici?
- Dico, in fondo abbiamo molte cose in comune.
- Ma chi?
- Come chi? Io e te, chi altri?
- No, non direi che abbiamo molte cose in comune.
- Hai ragione,io non avrei mai fatto un delirio di sabato.
- E poi sarei io quello logico.
- Lo sei, io sono quello abitudinario.
- Infatti sei di una noia pazzesca.
- O forse sono affidabile?
- Ma chi, tu?
- Certo. Tu no. Chi si aspettava un delirio di sabato?
- Ma almeno l’ho fatto, non è affidabilità questa?
- Ma lo sai che mi stai annoiando?
- Non eri tu quello noioso?
- Forse è meglio se lasciamo perdere.
- Già, è inutile discutere, tanto poi decide sempre lui cosa fare.
- Già come scrivere un delirio di sabato. Ti ha dato ragione.
- La cosa ti rode?
- Mi sembra offensivo per il venerdi.
- Dai, vieni qui penso che lui voglia che ci riamalgamiamo.
- Si va bene, in fondo non mi piace discutere con te.
- Neppure a me.
- Pace?
- Pace!
- Forza, vai con la miscelazione.
Swisssshhh

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Primavera

Oggi ho sentito per la prima volta quest’anno odore di primavera. E’ stata una sensazione strana, come se fossi entrato un attimo in collegamento con la natura. Ho svuotato la mente ed ho lasciato che elementari sensazioni prendessero il sopravvento sui pensieri. Forse è la parte animale che ci portiamo dietro che ha preso per un attimo il controllo. Quella che assegna ai sensi la fondamentalità che dovrebbero avere. E’ stato bello, un attimo, ma comunque bello. E’ un periodo in cui mi accontento tranquillamente delle piccole cose.

 

 

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Delirio del venerdi

DELIRIO DEL VENERDI
Talvolta vorrei avere la possibilità di lasciar perdere tutto. Chissenefrega, che le cose vadano come devono andare, io me ne chiamo fuori. Ma se ci pensate è una delle cose più complicate da fare, vicinissima all’impossibilità. Il che richiama un altro pensiero. Quanto di quello che facciamo è anche quello che vorremo fare? Poco, pochissimo. L’importante è non pensarci, perchè è il pensiero che avvelena l’esistenza, nonostante la sua indiscutibile nobiltà. Beata idiozia, mi capita di affermare. Essere ignoranti, nel senso di ignorare, ed essere inconsapevoli ti fanno apprezzare di più la vita. Poi magari capita quello che un pensatore aveva previsto, e che invece per l’inconsapevole è una assoluta sorpresa, tale da spiazzarlo. Il pensatore comincia a ragionarci sopra, ad analizzare preamboli e conseguenze, a prevedere altri scenari negativi in via di apparazione. L’inconsapevole invece semplicemente archivia la sorpresa e cancella. Se capiterà nuovamente ne sarà sicuramente meno sorpreso. Così abbiamo un pensatore che crea scenari di tutti i generi, che si aspetta di tutto, anche del bene ma soprattutto del male. Ed abbiamo l’inconsapevole che invece prende senza problemi tutto quello che la vita gli propone, che tanto quello è. Che bisogno c’è di pensarci su?

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